Dopo la bocciatura referendaria, gli azzurri non archiviano la loro storica battaglia. Enrico Costa annuncia la ripresentazione della proposta di legge popolare promossa dalle Camere penali. Sullo sfondo, il confronto con gli alleati e il futuro dell’assetto della magistratura.
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri torna al centro del dibattito politico italiano. Forza Italia non intende rinunciare a quella che considera una delle principali battaglie della propria tradizione politica e annuncia una nuova iniziativa parlamentare, nonostante la bocciatura della riforma costituzionale al referendum dello scorso marzo.
A rilanciare il progetto è stato Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, intervenuto a margine del congresso straordinario dell’Unione delle Camere penali, in corso a Brescia.
L’annuncio è chiaro: il partito presenterà nuovamente alla Camera e al Senato la proposta di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere, promossa dagli avvocati penalisti e sottoscritta da oltre 70mila cittadini.
«Le riforme più ambiziose hanno bisogno di tempo per maturare», ha dichiarato Costa, ribadendo che Forza Italia non considera chiusa la questione.

Il referendum non ferma la battaglia degli azzurri
La decisione assume un significato politico particolare perché arriva dopo la consultazione referendaria del marzo 2026, quando gli elettori hanno respinto la riforma costituzionale sostenuta dal governo.
Il risultato delle urne aveva rappresentato uno stop al progetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che prevedeva la separazione delle carriere, due distinti Consigli superiori della magistratura e l’introduzione del sorteggio per i componenti dei nuovi organi.
Per Forza Italia, tuttavia, il risultato referendario non significa rinunciare a qualsiasi intervento sulla giustizia. La strategia degli azzurri sembra puntare adesso su un progetto diverso, concentrato sulla separazione dei percorsi professionali dei magistrati.

Una proposta diversa dalla riforma Nordio
Il testo promosso dalle Camere penali presenta alcune differenze importanti rispetto alla riforma bocciata.
La proposta prevede due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. I componenti togati, però, continuerebbero a essere eletti dai magistrati, senza ricorrere al sorteggio.
Un’altra differenza riguarda la composizione dei Consigli: il progetto dei penalisti prevede una ripartizione paritaria tra componenti togati e laici.
La proposta interviene inoltre sull’obbligatorietà dell’azione penale, prevedendo che il principio costituzionale venga applicato nei casi e nei modi stabiliti dalla legge. Un punto particolarmente delicato, che potrebbe alimentare nuove polemiche sul rapporto tra politica e magistratura.
Anche la maggioranza si divide
La questione rischia di riaprire un confronto all’interno del centrodestra. Dopo il referendum, infatti, le diverse componenti della maggioranza hanno mostrato differenti sensibilità sulla possibilità di riprendere il percorso della riforma.
Forza Italia insiste sulla necessità di proseguire, mentre gli altri alleati devono confrontarsi con il significato politico del risultato referendario.
La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati ha inoltre indicato la possibilità di intervenire attraverso una legge ordinaria, ipotesi che permetterebbe di affrontare alcuni aspetti della separazione delle carriere senza riproporre necessariamente una nuova revisione costituzionale.

La partita si sposta alla prossima legislatura
Non si tratta soltanto di una questione tecnica. La separazione delle carriere rappresenta da decenni uno dei temi più controversi della politica italiana e uno dei principali obiettivi storici di Forza Italia, sin dalla stagione di Silvio Berlusconi.
Il nuovo tentativo degli azzurri riporta quindi la giustizia al centro del confronto parlamentare, ma apre anche una questione politica: fino a che punto una forza di governo può riproporre una riforma costituzionale dopo una bocciatura referendaria?
Per il momento, la proposta rappresenta soprattutto un segnale politico e un impegno per il futuro. La discussione concreta sulla riforma, secondo quanto emerge dall’annuncio, guarda alla prossima legislatura.
La battaglia sulla giustizia, dunque, non è finita. Forza Italia vuole continuare a sostenerla, ma dovrà fare i conti con il risultato delle urne, con le posizioni degli alleati e con le obiezioni di chi considera l’indipendenza della magistratura un elemento da tutelare senza modifiche che possano alterarne gli equilibri.