Il leader di Futuro Nazionale prende le distanze dalle critiche del governo alla magistrata di Milano. «Sono un paladino della libertà di espressione». Ma precisa: la liberazione non significa dichiarazione di innocenza e le indagini devono proseguire.
Sul caso di Youssef Siher si apre una nuova frattura nel panorama politico italiano. Questa volta a intervenire è Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che ha espresso una posizione diversa da quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di altri esponenti del centrodestra.
Intervenendo il 29 ottobre durante la trasmissione televisiva Tagadà su La7, Vannacci ha dichiarato di rispettare la decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, che ha disposto la scarcerazione di Siher dopo aver respinto la richiesta di convalida del fermo e quella di custodia cautelare in carcere.
«Rispetto la decisione del gip. Sono paladino della libertà di espressione e se non ci sono reati la decisione della scarcerazione di Youssef Siher la ritengo oculata», ha affermato l’ex generale.
Vannacci: «La scarcerazione non significa innocenza»
Il leader di Futuro Nazionale ha tuttavia voluto chiarire che la sua posizione non rappresenta un’assoluzione dell’indagato. «Questa non è una dichiarazione di innocenza della persona», ha precisato, aggiungendo che le indagini proseguiranno e che, qualora emergessero responsabilità penali, si arriverà a un processo.
Una precisazione importante, che distingue il giudizio sulla decisione cautelare dalla valutazione delle eventuali responsabilità di Siher. La scarcerazione, infatti, non chiude il procedimento e non impedisce agli investigatori di continuare gli accertamenti.
Il caso che ha diviso la politica
Youssef Siher, ricercatore e giornalista trentenne, era stato fermato nell’ambito di un’indagine relativa al gruppo Telegram «Movimento 17 ottobre», collegato alle mobilitazioni di protesta a Milano. La Procura aveva contestato ipotesi di reato legate all’organizzazione delle manifestazioni e alla presunta istigazione alla violenza.
La gip Tiziana Landoni ha ritenuto che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a giustificare il fermo e la custodia cautelare. Tra le valutazioni contenute nell’ordinanza figurano anche la mancanza di elementi concreti sul pericolo di fuga e l’insufficienza dei gravi indizi per i reati contestati.
Lo scontro con Meloni
La decisione della magistrata aveva provocato una dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva definito «vergognosa» la mancata convalida del fermo, sostenendo che il provvedimento mortificasse il lavoro delle forze dell’ordine e degli investigatori.
Anche altri esponenti della maggioranza avevano espresso contrarietà. I vertici del Tribunale di Milano e l’Associazione nazionale magistrati erano intervenuti in difesa dell’autonomia della giudice, ricordando che le decisioni giudiziarie possono essere contestate attraverso gli strumenti previsti dalla legge, ma non devono diventare occasione di attacchi personali.
Una posizione che riapre il dibattito nel centrodestra
L’intervento di Vannacci introduce un elemento ulteriore nel confronto politico. Pur provenendo dall’area della destra, il leader di Futuro Nazionale ha scelto di mettere al centro il rispetto della decisione giudiziaria e la libertà di espressione, senza rinunciare a chiedere che eventuali responsabilità siano accertate.
Il caso Siher diventa così molto più di una vicenda giudiziaria: è un nuovo terreno di confronto sul rapporto tra sicurezza, libertà di manifestazione, indipendenza della magistratura e responsabilità della politica.
La questione resta aperta. Le indagini continueranno e saranno gli sviluppi giudiziari a chiarire eventuali responsabilità. Nel frattempo, le parole di Vannacci segnano una presa di posizione distinta rispetto alle critiche rivolte dal governo alla giudice di Milano.
