Sab. Ott 31st, 2026

Gas, la nuova dipendenza dagli Stati Uniti: il cambio di fornitore costa caro all’Italia

Dalla Russia agli Stati Uniti: la trasformazione del mercato energetico europeo sta cambiando gli equilibri economici dell’Italia. La scelta di ridurre la dipendenza dal gas russo e aumentare a dismisura le forniture americane per compiacere il “padrone americano” viene presentata come una strategia di sicurezza energetica. Ma una domanda rimane aperta: quanto costa realmente questa trasformazione alle famiglie e alle imprese italiane?

L’energia è diventata anche uno strumento di politica internazionale. Le decisioni prese a Washington, Bruxelles e Roma possono avere conseguenze dirette sulle bollette, sulla competitività industriale e sul potere d’acquisto dei cittadini.

Il gas americano: una fornitura più costosa?

Il gas russo arrivava in Europa prevalentemente attraverso gasdotti. Il gas americano, invece, viene estratto, liquefatto, trasportato via nave e successivamente riportato allo stato gassoso nei terminali europei.

Questa filiera comporta diversi costi:

  1. Liquefazione del gas negli Stati Uniti.
  2. Trasporto marittimo attraverso l’Atlantico.
  3. Assicurazione e gestione delle navi metaniere.
  4. Rigassificazione nei terminali europei.
  5. Distribuzione attraverso la rete nazionale.

Secondo analisi di mercato citate da Reuters, il gas liquefatto presenta costi infinitamente superiori rispetto alle forniture via gasdotto, una domanda e’ lecita, ma questo governo di finti sovranisti si possono permettere, per compiacere il padrone di Washington, di distruggere la propria economia che si regge su aziende medio piccole dove questi rincari difficilmente possono essere sopportati?

Le conseguenze per le famiglie italiane

Quando aumenta il prezzo del gas sui mercati internazionali, le conseguenze possono arrivare rapidamente nelle bollette.

Le famiglie rischiano di affrontare:

  • Maggiori spese per il riscaldamento.
  • Aumenti dei costi dell’elettricità.
  • Maggiori costi per cucinare e produrre acqua calda.
  • Riduzione del potere d’acquisto.

Anche le imprese manifatturiere, le aziende alimentari, le ceramiche e le industrie energivore possono subire conseguenze importanti.

L’ACER, l’autorità europea per la cooperazione dei regolatori dell’energia, ha segnalato che nel 2026 le tensioni internazionali e la competizione per le forniture di LNG hanno contribuito ad aumentare sensibilmente i costi europei del gas.

L’Italia ha davvero guadagnato dalla rottura energetica con Mosca?

Questa è la domanda politica più importante.

La diversificazione delle forniture ha ridotto il rischio di dipendere da un unico Paese. Tuttavia, sostituire una dipendenza con un’altra non significa necessariamente raggiungere una vera autonomia energetica.

L’Italia continua a importare gran parte del gas che consuma. Algeria, Azerbaigian, Norvegia e Stati Uniti sono diventati partner importanti.

Il rischio è che il nostro Paese si trovi esposto alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle decisioni delle grandi potenze.

La domanda che il Governo dovrebbe affrontare

L’Italia ha bisogno di una politica energetica che metta al centro famiglie, lavoratori e imprese.

Non basta cambiare il Paese dal quale acquistiamo il gas: bisogna capire quanto paghiamo, quali vantaggi otteniamo e quali garanzie abbiamo per il futuro.

La sicurezza energetica non può trasformarsi in una nuova forma di dipendenza economica.

La vera questione è questa: abbiamo abbandonato il gas russo per rendere l’Italia più indipendente oppure abbiamo semplicemente spostato il centro della nostra dipendenza energetica verso Washington?

Filippo Cesare Vernazza

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